La seconda giornata del GSFS 2020  è iniziata con la preghiera in teatro guidata dalla Fraternità Contemplativa Salesiana Maria di Nazaret. Di seguito  è seguita la conferenza “Buoni cristiani”, con l’intervento a cura di Mons. Sebastià Taltavull, vescovo di Mallorca (Spagna) il quale ha coniugato il tema della Strenna nel contesto cittadino attuale.

Ripropiamo il bellissimo testo della sua conferenza:

 

Com’è bello comprendere il motto salesiano “Buoni cristiani e onesti cittadini” nel contesto della preghiera del Signore quando chiede a Dio “Sia fatta la tua volontà sulla terra come in cielo” (Mt 6,10), scoprendo in questo modo la realtà della fede unita all’impegno di trasformare la nostra società! È uno dei temi più delicati nella vita di San Giovanni Bosco e posto nel contesto socio-politico-ecclesiale in cui visse. Per noi cristiani, due visioni inseparabili, che mostrano il cuore del Vangelo e, allo stesso tempo, sono il nord che deve guidare la vita cristiana e in essa ogni progetto educativo. Sebbene nella mia riflessione mi concentrerò maggiormente sulla prima parte della frase, come mi è stato chiesto, è ovvio non separarla dalla seconda sugli “onesti cittadini”, perché se non fosse così, per un cristiano, sia l’una che l’altra frase separatamente sarebbero prive di significato, poiché essere un “buon cristiano” perderebbe credibilità se si separasse dall’onestà o dalla correttezza come cittadini. Si tratta quindi di un impegno “politico” che deriva direttamente dall’impegno per il Vangelo e per la comunità che lo incarna nella realtà umana. Non è possibile separare la fede dalla vita, l’essere cristiano dalla tua coerenza personale e dalla tua testimonianza di vita, il cui luogo di realizzazione è la società. Essere buon cristiano non significa «buonismo» Quando parliamo di “buoni” cristiani, non intendiamo affatto “buonismo” o un modo di essere e di agire piuttosto debole, incentrato su una spiritualità inoperante che non tocca il cuore della vita, quella gentilezza che non rischia e che compiace se stessa. Papa Francesco, riferendosi alle motivazioni per un rinnovato impulso missionario e agli evangelizzatori con Spirito, dice chiaramente e ponendo la questione al suo punto di equilibrio, che «dal punto di vista dell’evangelizzazione, non servono né le proposte mistiche senza un forte impegno sociale e missionario, né i discorsi e le prassi sociali e pastorali senza una spiritualità che trasformi il cuore. Tali proposte parziali e disgreganti raggiungono solo piccoli gruppi e non hanno una forza di ampia penetrazione, perché mutilano il Vangelo. Occorre sempre coltivare uno spazio interiore che conferisca senso cristiano all’impegno e all’attività » (EG 262). La bontà, che è un’esigenza di carità e rientra nella logica dell’Incarnazione, è la virtù dei forti, di coloro che amano veramente e hanno fatto della loro vita un vero segno dell’amore di Dio. Il Rettor Maggiore, Padre Ángel Fernández, nella sua Strenna 2020, fa riferimento al testo di San Paolo agli Efesini (3,14-19), ponendo la centralità dell’amore di Cristo, radicato e consolidato in lui. «Per questo, dico, io piego le ginocchia davanti al Padre, dal quale ogni paternità nei cieli e sulla terra prende nome, perché vi conceda, secondo la ricchezza della sua gloria, di essere potentemente raf orzati dal suo Spirito nell’uomo interiore. Che il Cristo abiti per la fede nei vostri cuori e così, radicati e fondati nella carità, siate in grado di comprendere con tutti i santi quale sia l’ampiezza, la lunghezza, l’altezza e la profondità, e conoscere l’amore di Cristo che sorpassa ogni conoscenza, perché siate ricolmi di tutta la pienezza di Dio».

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