(ANS – Sondrio) – Il tradizionale incontro di commemorazione della santità salesiana legata alla Valtellina (Provincia di Sondrio) è stato caratterizzato quest’anno da due speciali ricorrenze: il centenario della nascita del Venerabile don Giuseppe Quadrio (Vervio, 28 novembre 1921) e il cinquantesimo della morte del Servo di Dio don Carlo Braga (San Fernando – Filippine, 3 gennaio 1971).

Nella serata del 17 ottobre a Mazzo di Valtellina, presso lo storico Palazzo Lavizzari, c’è stato il ricordo di don Quadrio, con una relazione della dottoressa Lodovica Zanet, collaboratrice della Postulazione per le Cause dei Santi della Famiglia Salesiana, che ripercorrendo alcuni passaggi chiave della vicenda umana e spirituale di don Quadrio, ne ha evidenziato il nesso inscindibile con la presenza e l’azione dello Spirito Santo: “Ripercorrere in breve la vita di don Quadrio dà la sensazione che la sua parabola terrena sia equivalsa a un arco breve, tutto teso verso il Signore, pieno di zelo per Lui. Anche le cadute lo hanno spronato sempre più a quell’amore grande e totalizzante che gli ardeva dentro, e rispetto al quale ogni piccola imperfezione gli appariva grave: quando si ama, nulla è piccolo, nulla indifferente”. Lo stesso don Quadrio si attribuisce un particolare legame con lo Spirito Santo, vivendo egli stesso un momento “mistico”, nel periodo della Pentecoste dei suoi ventitré anni (1944). Da quel momento, si imporrà un “nome nuovo”, che resterà segreto, ma con il quale firmerà i propri Diari spirituali: “Docibilis a Spiritu Sancto”.

È seguita la toccante testimonianza da parte di Maria Pia Gallo che ha raccontato la sua esperienza di affidamento all’intercessione di don Quadrio in un momento di grave malattia da cui è stata guarita, grazie alla preghiera corale di tante persone legate in particolare all’ADMA di Torino.

Il giorno successivo a Tirano è stato commemorato don Carlo Braga. Don Pierluigi Cameroni, Postulatore Generale per le Cause dei Santi della Famiglia Salesiana, ha riletto l’ultima lettera del grande missionario valtellinese scritta alla viglia della sua morte, il 2 gennaio 1971, a suor Rita Mazza, FMA, che costituisce come un testamento spirituale, sintesi di tutta la sua storia famigliare e vocazionale, incentrata nella carità pastorale, vissuta nella pratica dello spirito di famiglia e nell’esercizio di una paternità che si fa amare, e che il giovane Carlo aveva sperimentato nell’incontro con il beato Michele Rua.

Infatti, quando Carlo da ragazzino frequentava il collegio di Sondrio, ebbe la grazia di conoscere Don Rua in visita alla città e di avere l’onore di essere il suo piccolo segretario per un giorno: “Quando mi presentai per ricevere gli ordini, mi sorrise, mise la mia mano destra fra le sue, e mi disse: ‘Noi saremo sempre amici!’”. Era una tradizione di bontà fatta di sguardi, di sorrisi e di mani che da Don Bosco era passata al giovane Michele Rua, e da questi al piccolo Carlo Braga. Mons. Luciano Cappelli, salesiano, vescovo di Gizo, nelle Isole Salomone, ha ricordato i tratti di paternità e di vicinanza sperimentati negli anni vissuti da giovane salesiano con don Braga nelle Filippine, espressi attraverso gesti concreti di amore.

Domenica 17 ottobre presso la chiesa parrocchiale di Vervio si è tenuta una solenne concelebrazione presieduta dal cardinale Francesco Coccopalmerio, che rileggendo la testimonianza di don Quadrio alla luce della Parola di Dio, ne ha evidenziato il tratto di vero servitore che sa dare cose buone ai fratelli nelle condizioni proprie della sua vita: come consacrato, come prete, come teologo, come docente. Il cardinale ha chiesto l’intercessione di don Quadrio e don Braga affinché anche oggi la Famiglia Salesiana sappia coinvolgere le nuove generazioni in cammini di fede e di santità.