(ANS – Venezia) – I santi… forse dovremmo pregarli di più e più intensamente, appellarci più spesso alla loro intercessione, implorare che intervengano a salvare e a salvarci. I santi ci sono, ma attendono di essere scomodati: si propongono, ma non si impongono. Conoscerne la loro storia va bene e avere l’immaginetta in tasca altrettanto, ma chiedere con forza il loro intervento è un’altra cosa. Forse presuntuosamente pensiamo di farcela da soli, vittime anche noi di un mondo che ha messo le persone in mano a sé stesse, al finito, e non in mano a Dio, all’Infinito.

E così ci accontentiamo di arrabattarci tentando di fare il possibile invece di osare l’impossibile. Ricorriamo pure a mille strategie, certamente importanti, anche in campo educativo, ma non dimentichiamo che il Cielo è per noi una polveriera di Grazia: basterebbe una scintilla di fede per farla esplodere!

Vorrei avere più fede! Quella di Don Bosco, quella che ho colto negli occhi di mia madre quando mi ammalai di meningite tanti anni fa, quella di mia nonna che diceva tutta la novena di Natale in ginocchio sui gradini delle scale. Vorrei che i nostri santi ci elargissero la stessa audacia che hanno tanti uomini e donne dei nostri giorni, quel coraggio che sa andare oltre le mille paure a cui ci appelliamo e che talvolta ci portano a marinare la vita.

Vorrei che dinanzi ai problemi quotidiani – grandi o piccoli, pesanti o leggeri – il primo nostro atteggiamento fosse di lanciare una nuova sfida al Cielo per scatenare la forza e la determinazione dei santi. Vorrei che imparassimo tutti a non promuovere i nostri limiti a scusa per giustificare scelte che disarmano la radicalità e allontanano la generosità dei santi.

Vorrei che nelle nostre comunità lasciassimo salire in cattedra i santi per insegnarci a combattere insieme il maligno. Vorrei che gli amici del Cielo, i santi, ci insegnassero la preghiera “ab-soluta”, ovvero sciolta da qualsiasi tipo di richiesta personale, quella orazione in cui il nostro io si perde in Dio fino a dire, come Carlo Acutis, “Non io, ma Dio”.

I santi moltiplicano i desideri e così allargano il nostro cuore. È questa la vera forza dei santi: essere ombra e non luce, nascondimento e non vetrina, ostensione e non ostentazione, cruna dell’ago e non cruna dell’ego. I santi son maniglia e non porta. Ci permettono di aprire la porta, ci aprono al Mistero, ma non si mettono al posto della porta. Son maniglia. Dovremmo imitarli in questa loro capacità di essere l’ombra della Luce. La loro forza è umile bellezza da sempre, è energia fresca per l’oggi, è inesauribile speranza per il tempo che verrà, è certezza che non siamo soli. I santi non sono modellini perfetti, ma persone attraversate da Dio. Possiamo paragonarli alle vetrate delle chiese, che fanno entrare la luce in diverse tonalità di colore (Papa Francesco). Abbiamo bisogno dei santi del Cielo e abbiamo bisogno di santi sulla terra, di vetrate che colorano i nostri cortili perché si lasciano trapassare dalla Luce.

Dei santi mi colpisce la loro determinazione nel dichiarare guerra al male e la loro coscienza che il maligno non rinuncia alla belligeranza. Sono coloro che hanno afferrato che il male fa male, ferisce e uccide, e proprio per questo vivono nelle trincee della carità lì dove si vive immolando la vita. Educare è insegnare che val la pena lottare contro il male, ed è plasmare la coscienza affinché abbia un palato fine per ciò che è vero, buono e bello, capace di aver gusto per la Vita. Educare è una battaglia in cui i nostri santi, se arruolati, avanzano e permangono in prima linea.

Don Igino Biffi,

Ispettore Italia Nord Est