In un mondo che intravvede la luce, ma si trova ancora in un tunnel di penose apprensioni, la nostra preghiera a Lei, alla Madre, ha pienamente senso. Se guardiamo con attenzione il volto di Maria scopriremo non soltanto la sua bellezza, ma anche l’amore che sgorga dai suoi occhi.

In questo mese tenero e bellissimo, cari amici, vi scrivo i miei più cordiali saluti.

I cinquanta giorni del tempo pasquale sono quelli in cui celebriamo il fiorire della vita e del suo trionfo su tutto ciò che “mortifica” gli esseri umani. Nel cuore di questo tempo celebriamo Maria come il fiore più bello donatoci da Dio.

Il mese di maggio, centro della primavera e della rinascita è dedicato a Lei, la Madre, Maria di Nazareth, Madre di Gesù Cristo e Madre nostra. Don Bosco e i suoi ragazzi riempivano questa mese di toccanti funzioni e abitudini mariane. Anche oggi, le persone sentono un forte desiderio di intonare gli antichi inni mariani, che descrivono poeticamente non soltanto la bellezza della Madre di Dio, ma, in fondo, la nostra stessa bellezza.

Come “vedeva” Son Bosco il quadro di Maria Ausiliatrice che doveva campeggiare nel santuario? Per giorni cercò di comunicare al pittore Lorenzone, tutto ciò che “voleva vedere” in quel quadro. Dovette rinunciare alle dimensioni. Era povero, ma voleva un quadro “bello”.

Lorenzone lavorò per circa tre anni. Riuscì a dare al volto di Maria Ausiliatrice un’espressione ma­terna e dolcissima. Un testimone dell’epoca raccontò: «Un giorno entrai nel suo studio per vedere il quadro. Loren­zone stava sulla scaletta, dando le ultime pennellate al volto di Ma­ria. Non si volse al rumore che feci entrando, continuò il suo lavoro. Di lì a poco scese e si mise a osservare. A un tratto si accorse della mia presenza, mi prese per un braccio e mi condusse in un punto di piena luce: “Osservi com’è bella! Non è opera mia, no. Non sono io che dipingo. C’è un’altra mano che guida la mia. Dica a don Bosco che il quadro sarà bellissimo”».

Quando il quadro fu portato nel santuario e sollevato al suo posto, Lorenzone cadde in ginocchio e si mise a piangere come un bambino.

Dio ha fatto il mondo non soltanto buono, ma anche bello. La bellezza che ammiriamo in molte statue e dipinti della Madonna riflettono la bellezza del creato. La bellezza ci fa bene. Nella bellezza l’anima si sente a casa: proprio quello che significano le nostre chiese.

A partire dalla bellezza delle immagini mariane, poi, possiamo tornare alla realtà spesso dura del nostro mondo, senza esserne condizionati.

In questi anni, visitando la Congregazione e la Famiglia Salesiana nel mondo, ho avuto il dono di conoscere in molte nazioni come il cuore delle persone diventava profondamente umano e sensibile quando si trattava di guardare e sentire la Madre del Cielo.

Ho potuto visitare e celebrare la Fede in molti santuari mariani: ho in mente, tra gli altri, Nostra Signora di Fatima in Portogallo, Nostra Signora di Guadalupe in Messico, Nossa Senhora Aparecida in Brasile, Nostra Signora di Luján in Argentina, Nostra Signora di Loreto in Italia, la ‘Madonna Nera’ di Częstochowa. Ho anche visitato, come potete immaginare, tante basiliche e chiese dedicate a Maria Ausiliatrice in tutto il mondo, con Valdocco e la casa della Madre al centro: “Questa è la mia casa, da qui verrà la mia gloria”.

Sempre, e dico assolutamente sempre, sono stato colpito dalla profonda fede della gente. Sono sempre sopraffatto contemplando le migliaia di persone che ho visto lì, con le loro storie di vita, con le loro lacrime, con la loro gratitudine per le grazie ricevute. E tutto questo mi parla di un mistero in Dio. Qualcosa di molto grande sta accadendo se dopo duemila lunghi anni di storia dell’umanità continuiamo a sentire che Lei, è oggi più che mai la “Madre”. 

Una “cattedrale” nella giungla brasiliana

Scrivo “cattedrale” tra virgolette perché in quella zona di giungla del Brasile dove vive la maggioranza del popolo Boi-Bororo, con cui noi salesiani abbiamo condiviso la vita per decenni, non c’è una cattedrale di pietra, nemmeno di legno, ma lì ho potuto vivere l’emozione di vedere quella gente cantare alla Vergine Maria, alla Madre, all’Ausiliatrice.

Durante la visita che ho potuto fare a quella missione, dopo l’Eucaristia, un gruppo dell’Associazione di Maria Ausiliatrice, donne e uomini e giovani, con i loro abiti da festa e le migliori piume che avevano, stavano intorno alla statua dell’Ausiliatrice. Da soli. Non c’era nessun prete a dare indicazioni. Non era il caso. Non c’era bisogno di altro tra loro e la Madre. E ho sentito delle belle canzoni nella loro lingua, canzoni che avrebbero deliziato il nostro amato Don Bosco nei suoi sogni missionari. Chissà se erano quelli dei suoi sogni.

E in quei momenti ero consapevole di quello che molti di noi sanno e sentono. Nel campo della Fede, dove tanta gente è lontana o non sa quale cammino seguire, Lei, la Madre continua ad essere un cammino sicuro, una porta che si apre, una guida per i nostri passi.

Don Bosco era un genio della pedagogia mariana

Se abbiamo imparato qualcosa su come avvicinare i nostri ragazzi a Maria, lo dobbiamo a Don Bosco. Era un genio in questa pedagogia che faceva sentire ai suoi ragazzi, molti dei quali orfani o con genitori molto lontani o scomparsi, che Gesù era loro amico, e che sua madre era anche la loro madre. Don Bosco è il genio della pedagogia del concreto, di fare della vita, pur nella sua durezza e nelle sue esigenze, un motivo permanente di gioia e di speranza. E per questo, oggi nelle case salesiane, generazioni e generazioni di ex-allievi e giovani portano nel cuore l’amore per la Madre e la certezza che affidandosi a Lei, si scopre cosa sono veramente i miracoli, come prometteva lo stesso Don Bosco.

Per questo, in un mondo che continua ad essere colpito dalla pandemia, che intravvede la luce ma si trova ancora nel tunnel delle tenebre, la nostra preghiera in questo bel mese di maggio a Lei, alla Madre, ha pienamente senso. Se guardiamo con attenzione il volto di Maria scopriremo non soltanto la sua bellezza, ma anche l’amore che sgorga dai suoi occhi.

E voglio pregare con le parole di una grande poetessa, la cilena Gabriela Mistral, una donna credente che ha dedicato questa poesia alla Madonna:

 

Madre sono già qui, ai tuoi piedi lascerò il cuore.
Triste il vivere, il vivere senza di te,
lunga l’angoscia e lunga la pena.
Nella più profonda piega del tuo ampio mantello
questa antica stanchezza mi fa riposare,
asciuga il mio pianto e dammi il sole prima di morire.
Mamma io sono già qui:
ho tolto la pace, ho causato sofferenza.
Se non riposa alla fine in te
dove tornerà il mio cuore?